Il cantiere della vita in cammino con Gesù

L’esistenza cristiana è un cammino verso la pienezza della vita, come dice Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno può andare al Padre senza di me. … Sono venuto perché abbiate la vita, e l’abbiate in abbondanza” (Gv14,8; 10,10). Gesù stesso si pone accanto a ciascuno di noi e ci accom­pagna in questo cammino con l’energia amorosa ed illuminante del suo Spirito. Tre sono le grandi luci con cui lo Spirito illumina la vita del credente: la fede, la speranza e la carità. Sono atteggiamenti che chiamia­mo “virtù”, e sono dette virtù “teologali”, poiché si esercitano in forza dell’azione interiore che lo Spirito Santo suscita nell’animo del creden­te. Queste tre virtù sono vie che conducono a vivere secondo la forma di vita umana vissuta da Gesù, cioè ci aiutano a “conformarci” a Lui secondo il di­segno di Dio: “Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rom 8, 29). Il cammino del cristiano consiste in un lento e continuo processo di interio­rizzazione della sua esistenza a prendere “i contorni” Gesù Cristo: il suo modo di pensare, di sentire, di fare. Benché si usino i termini di “imitazione di Gesù” o “Gesù come regola di vita”, in realtà con tale linguaggio non si indica un semplice esempio da imitare, ma una presenza che accompagna e agisce in noi. La sua relazione a Cristo non è stata pertanto quella di una imitazione da intendersi in senso debole, ma piuttosto nel senso di un rap­porto di immedesimazione con Lui, attraverso l’azione affettiva e uni­tiva tipica dello Spirito Santo. E così, nel corso della vita Gesù diventa sempre meno “un pensiero” o “un rimando ideale”, e sempre più un’esperienza di vita. Questo cammino è operato nel credente attraverso le tre virtù che sono det­te “teologali” poiché sono radicate nella potenza di Dio e nel suo Spirito. Mediante esse il cristiano impara a vivere da figlio con il Padre. Con esse si riceve la capacità e l’energia spirituale per stare nel mondo con fidu­cia in Dio (fede), a non smarrirsi nei momenti della prova (speranza), ad imparare ad amare Dio e il prossimo (carità) indipendentemente dalla sua simpatia o corrispondenza con i nostri gusti. Gli esercizi saranno un’immersione in queste dimensioni della grazia dello Spirito.

  • Qui puoi ascoltare l’audio della 1a meditazione del 20 agosto

Fidarsi di Gesù e credere al suo amore. La fede cresce con la vita, attraversando le situazioni e le circostanze dell’esistenza. Non avviene nell’oscurità del pensiero privato, ma s’innesca sui fatti che fanno la vita. E qui la fede può entrare in collisione con la pro­pria coscienza, poiché non sempre tutto funziona secondo un proprio pen­siero. Ed è normale sentirsi a volte perduti e/o abbandonati. Ma l’atto di fe­de è proprio il gesto della nostra libertà che decide, al di là di tutto quello che ci può accadere, di fidarsi di Dio-Padre invece che lasciarsi andare alla paura e allo scetticismo del fallimento. Questi due componenti (scetticismo e senso di fallimento) li respiriamo con l’aria di questo nostro mondo tra­scinato dentro a un nichilismo pervasivo: il niente sembra prevalere sulla realtà. Tutto passa e si perde nel nulla – dice il mondo-, ma la fede ci dice: “I vostri nomi sono scritti nel cielo” (Lc 10,20), cioè tutto quello che fate e dunque porta il vostro nome, la firma del vostro lavoro, del vostro inge­gno e del vostro impegno (passato, presente e futuro) non è banale agli oc­chi di Dio, ma è preservato nel suo cuore di Padre. Tuttavia, l’inclinazione a perdersi d’animo e di fede è strettamente legata alla nostra condizione di instabilità e fragilità. 

  • Qui puoi ascoltare l’audio della 2a meditazione del 20 agosto

ll desiderio eco di Dio nel cuore umano, e questo è il primo passo, ma poi bisogna decidersi. Il desiderio è la spinta originaria che mette in movimento il cuore dell’uomo. Ma di fronte ad esso è implicata la libertà. Non ci si può ferma­re al desiderio, bisogna trasformarlo in decisione. Bisogna decidersi se met­tersi sulla sua scìa oppure no. Anche l’aderire al messaggio cristiano è sot­toposto a questa dialettica, che prende spunto dal desiderio di infinito e si decide per l’infinito che ha preso carne umana nel Signore Gesù. Ma il decidersi di affidarsi, e quindi di nutrirsi di speranza, ovvero della certezza che Dio colmerà la propria mancanza, si scontra contro la debo­lezza dell’uomo. Il quale preferisce accontentarsi di ciò che riesce a con­trollare e dominare, piuttosto che allargare le vele e navigare in mare aperto dove la strada non è tracciata e tutto pare insicuro. Ecco la virtù della speranza s’innesta su questa condizione dell’uomo.

  • Qui puoi ascoltare l’audio della 1a meditazione del 21 agosto

 Lo Spirito Santo animatore della speranza umana. Oggi la nostra storia è come coperta da una spessa coltre che impedisce di vedere e di capire, ma un giorno questa coltre verrà tolta: e allora vedremo come stanno veramente le cose. Gli ultimi saranno i primi. I perseguitati per la giustizia saranno esaltati. Gli umiliati nella vita saranno riconosciuti nella loro dignità. I poveri gioiranno perché capiranno che la loro ricchezza è di essere amati da un Dio che è Padre. Nella speranza, dunque, si antici­pa quello che saremo. Poiché Dio regna nella sua creazione, cioè si stabi­lisce in essa, come un piccolo seme che è chiamato a morire sottoterra per dare origine alla pianta di domani: ma la pianta è già tutta contenuta nel seme. Ancora una volta la Parola di Dio ci istruisce: “La speranza  non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5 ).

  • Qui puoi ascoltare l’audio della 2a meditazione del 21 agosto

La carità genera vita. Tutto il messaggio di Gesù, la sua Rivelazione, le sue parole, sono intrise del mistero di amore che Egli vive come Figlio nel seno del mistero di Dio, Trinità d’amore. E incarnandosi egli ha introdotto nel nostro mondo questo suo “modo divino di vivere”, basato sulla logica della donazione gratuita e amorevole verso ogni altro uomo che ci sta a fianco. Così “ogni altro”, in forza dell’amore di Gesù effuso con lo Spirito nel mondo non è più estraneo a noi, ma è connaturato con ciascuno di noi: è nostro fratello. I cristiani hanno chiamato “agape” questo amore, che Gesù ha portato nel mondo. La vita si nutre dell’amore. Nessuno può vivere senza sapersi amato. L’amore che caratterizza la carità è una condiscendenza verso gli altri sen­za alcuna pretesa di dominio o di superiorità. E’ riconoscere negli altri una dignità propria che Dio apprezza. La carità è un’azione che non si esaurisce con l’elemosina. Si può dare in elemosina qualcosa, ma senza carità. Non ci sono dubbi che ogni buona azione con cui si dona qualcosa per il bene di un altro che è bisognoso sia meritoria e vada fatta. Ma la carità va oltre: è un atteggiamento del cuore che sa guardare agli altri con quella amabilità con cui Dio stesso li guarda. Quest’amabilità ha una forza par­ticolare: aiuta ogni altro a vivere la sua umanità con soddisfazione, perché si sente riconosciuto nel suo valore. In ogni uomo c’è un dinami­smo che ci è stato fornito da Dio nell’atto della creazione. E’ il dinamismo della necessità di dover essere riconosciuti dagli altri. La carità, dunque, si caratterizza per la nobiltà d’animo con cui si sta di fron­te agli altri, comunque siano. “Comunque siano”, perché la carità non di­pende da come sono gli altri, ma di come sono io. Questo modo di essere è “divino”: ed è per questo motivo che solo con la grazia dello Spirito Santo, che inabita nel credente, si può agire in questo modo. Infatti noi possiamo agire secondo questo modo, perché Dio ci ama per primo. E di conseguen­za anche noi possiamo essere capaci di amore verso gli altri.

  • Qui puoi ascoltare l’audio della 1a meditazione del 22 agosto