3° incontro 19 febbraio La Speranza

Per ascoltare l’audio dell’incontro prima e seconda parte
Abitati dalla speranza, generata in noi dallo Spirito

La speranza è una virtù particolare, poiché si esercita quando le difficoltà ci sommergono come onde di un mare in tempesta e la tristezza sembra avere il sopravvento sulla positività della vita. Dio ha seminato nel cuore di ogni uomo il dinamismo del desi­derio, che porta a guardare positivamente in avanti anche quando tutte le cose sembrano andare storte. Ma da dove nasce questo desiderio che è una forza misteriosa che spinge a oltrepassare la coltre buia della vita oscurata dalle prove e fa sperare? Il desiderio e la speranza sono un’eco nel cuore umano dell’azione dello Spirito di Dio, che agisce nell’interiorità di ogni uomo.

1. Lo Spirito Santo animatore della speranza umana

La Parola di Dio ci insegna che l’intera creazione vive nell’attesa che si realizzi il disegno di Dio di riunire in Gesù Cristo tutti gli uomini come figli che vivano con Lui nella sua comunione d’amore. Per realizzare questo disegno Dio agisce misteriosa­mente in ogni vita umana animandola con il suo Spirito d’Amore. Vi opera come una corrente elettrica, che non si vede, ma opera dando luce.

“L’ardente aspettativa della creazione è protesa nell’attesa che si ma­nifesti la gloria che Dio semina misteriosa nella storia degli uomini trasformandoli in figli suoi. La creazione … sarà liberata dalla schia­vitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’ado­zione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza, infatti, siamo stati salvati” (cf Rom 8,19-24). 

Oggi la nostra storia è come coperta da una spessa coltre che im­pedisce di vedere e di capire, ma un giorno questa coltre verrà tolta: e allora vedremo come stanno veramente le cose. Gli ultimi saranno i primi. I perseguitati per la giustizia saranno esaltati. Gli umiliati nella vita saranno riconosciuti nella loro dignità. I poveri gioiranno perché capiranno che la loro ricchezza è di essere amati da un Dio che è Padre. Nella speranza, dunque, si anticipa quello che saremo. Ancora una volta la Parola di Dio ci istruisce:

“La speranza  non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5 ).

Il credente ha speranza perché sa di essere amato. È certo che Dio è fedele e conduce la storia con l’azione di amore dello Spi­rito Santo. La speranza, perciò, sa vedere l’opera di Dio, anche se tutto è ancora nel buio della notte. Ma chi ha speranza sa che il sole sorgerà. Chi ha speranza è come un bambino nel seno della madre: anche se non se ne rende conto, porta in sé la certezza di venire alla luce: la speranza della vita è scritta nel dinamismo della sua carne. La vita infatti è come un dinamismo che Dio ha messo dentro alla sua creazione. Riconoscere questo dinamismo, acconsentirvi, viverlo e abbandonarsi ad esso è ciò che fa vivere, e vivere bene. Al contrario la morte – e tutti i suoi sottoprodotti: la violenza, la paura, la noia, il disgusto, il pes­simismo ecc. – è entrata e continua ad entrare nel mondo in forza dell’aver messo fuori gioco il rapporto con la paternità di Dio, cioè perché non ci si affida a Dio e non si vive la fiducia in Lui. È la potenza del peccato che distorce la visione su Dio: lo fa vedere come colui che proibisce e punisce, mentre è colui che ama. Il peccato che conduce alla morte, infatti, non è tanto la trasgressione in sé a causa della debolezza, ma è la trasgressione che scaturisce perché si elimina Dio dall’orizzonte della vita e si vive come se Dio non ci fosse.

2. Chi vive di speranza si affida ai modi con cui Dio conduce la propria storia

Nella storia della salvezza ci sono due persone che ci aiutano a capire come si deve agire quando si vive di speranza. Sono Abramo e Maria di Nazareth. Il primo all’inizio di quella storia che Dio stava intessendo per realizzare un’amicizia con l’uomo. L’altra al centro della storia della salvezza come Colei che, ina­spettatamente e al di là di ogni sua aspettativa, ha accettato di generare in carne umana il Figlio di Dio.

Abramo è stato un uomo che ha avuto fiducia nel Dio che gli prospettava un’alleanza al buio: quando gli ha chiesto di incam­minarsi verso una terra che non sapeva quale fosse; quando gli ha promesso un figlio da una moglie sterile; quando gli ha chiesto di sacrificargli proprio quel figlio della promessa. Tutte situazioni che ad occhio ragionevole sembrano contraddire il buon senso comune. Eppure, Abramo ha avuto fiducia in questo Dio. Ha spe­rato in Lui. Si è fidato di Lui come dice san Paolo: “credette, saldo nella speranza contro ogni speranza” (Rom 4, 18).

Ugualmente Maria è stata una donna di speranza. Gli viene an­nunciata un’avventura che ha dell’impossibile. Ma lei si fida e si consegna in un’avventura di vita che ha dell’incredibile. E poi per tutta la vita, nonostante che quel Figlio subisca una sorte così crudele come la morte in croce, lei è là ai suoi piedi e ha fiducia nella risurrezione del Figlio.

Ecco, la speranza è l’atteggiamento virtuoso che fa mettere la certezza in Dio, signore della storia e padrone degli avveni­menti della vita, che non mancherà a mantenere le sue pro­messe in favore dell’uomo. Chi ha speranza non si scoraggia dentro alle disavventure della vita, ma nei momenti di prova si affida con maggiore decisione all’amore di Dio Padre.

Ascoltiamo questa parola rappacificante di Gesù che ci parla della paternità di Dio:

“non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?  Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure, il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccu­pate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure, io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque di­cendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa in­dosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Pa­dre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate in­vece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del do­mani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena” (Mt 6,25-34).

Gesù, dunque, invita il credente a fidarsi della bontà di Dio Padre che sa dare ciò di cui ciascuno ha bisogno al momento opportuno. Non lo dà certo come la nostra mente vorrebbe: “tutto e subito, senza fatica”. Dio non è una macchinetta che distribuisce i suoi beni schiacciando un bottone. Non opera magicamente. Dio agi­sce alla sua maniera, con i tempi suoi: e perciò occorre saper aspettare e fidarsi. Nell’aspettare si esercita la speranza. Non bi­sogna spaventarsi – ci ha detto Gesù – se insieme al buon grano cresce la zizzania (Mt 13, 25-40). Il credente non si scoraggia e non cede al pessimismo lamentandosi: “Il mondo va male!”. Se anche va male è nelle mani di Dio. E Dio sa come trasformare anche il negativo in qualcosa di buono.  Ogni credente è chiamato ad essere una piccola luce che illumina il buio del mondo:

 “Voi siete la luce del mondo; non si accende una lampada per met­terla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uo­mini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Pa­dre vostro che è nei cieli” (Mt 5, 14-16).
3. La speranza è la virtù dei poveri e dei bambini.

La speranza appartiene in particolare ai poveri. Essi, infatti, non possono contare sulle proprie risorse umane. Ma proprio per que­sto sono aperti alle sorprese di Dio, che opera misteriosamente con la sua grazia. La speranza ha bisogno di pazienza, proprio come bisogna averne per veder crescere il grano come dice Gesù:

“Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul ter­reno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cre­sce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontanea­mente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga, e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è ar­rivata la mietitura” (Mc 4, 26-29)

Ha detto papa Francesco: “La speranza si nutre della pazienza di sapere che noi seminiamo, ma è Dio che fa crescere. La speranza non è un passivo ottimismo ma, al contrario, è combattiva, con la tenacia di chi va verso una méta sicura”.

Vi sono alcuni versi sorprendenti dello scrittore francese Charles Péguy cui Papa Francesco fa riferimento quando parla del tratto caratteristico di questa virtù, dicendo che la speranza è una bam­bina che guarda al futuro e che sorprende lo stesso Dio:

Questo è stupefacente – dice Dio – che i miei poveri figli vedano come vanno le cose e che credano che andrà meglio domattina. Questo è stupefacente ed è proprio la più grande meraviglia della mia grazia. Io stesso ne sono stupito. E bisogna che la mia grazia sia in effetti di una forza incredibile. E che sgorghi da una fonte come un fiume inesauribile. La fede che più amo – dice Dio – è la speranza …  Ciò che mi sorprende … è la speranza. E non so dar­mene ragione. Questa piccola speranza che sembra una cosina da nulla. Questa speranza bambina… La piccola speranza avanza fra le due sorelle maggiori, la fede e la carità, e su di lei nessuno volge lo sguardo. Sulla via accidentata della salvezza, la piccola speranza avanza tenuta per mano dalle sorelle maggiori, e loro pensano di essere loro a trascinarla, ma non sanno che invece è lei a farle avanzare. Perché si lavora sempre solo per i bambini. E le due grandi camminano solo per la piccola”. 
4. La speranza è la virtù che apre al futuro della pienezza in Dio

Noi umani non siamo delle marionette abbandonate nello spazio infinito dell’universo vaganti nel nulla cosmico. Purtroppo, molti nostri contemporanei ritengono che noi siamo atomi sperduti e casuali votati al fallimento della morte. Non così ci insegna Gesù. Egli dice di noi credenti, e in fondo per ogni creatura di Dio, una parola consolante: “Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Lc 10, 20). Noi siamo nel cuore di Dio. Ogni uomo è scritto nel cuore stesso di Dio: questa è la nostra destinazione. Siamo destinati a partecipare della vita stessa di Dio, alla sua vita di amore. Questa è la speranza dei credenti. L’ultimo approdo della vita non è l’oscurità della morte, ma è lo splendore del paradiso, dove finalmente il desiderio del cuore umano, purificato del tutto, diventerà una sola cosa con il deside­rio di Dio. La gioia piena è l’incontro di due desideri che com­baciano: quello di Dio che ci desidera e il nostro di Dio cui aneliamo. Gesù ci ha promesso la vita piena spiegandoci:

“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi pren­derò con me, perché dove sono io siate anche voi” (Gv 14, 1-3).

Questa di Gesù è una promessa che ci è data nella speranza come dice san Paolo: “Il Padre illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale te­soro di gloria racchiude la sua eredità per i credenti. … adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.” (Ef 1, 18; 1 Pt 3, 15). Noi non ci salviamo da soli, ma da noi può partire un grido di aiuto: “Signore salvami. Signore insegnami la strada. Signore accarezzami. Signore dammi un po’ di gioia”. È un grido che chiede aiuto. E questo spetta a noi, alla nostra libertà: chiedere di essere liberati dall’egoismo, dal peccato, dai pregiu­dizi, dalle paure, dalle catene della schiavitù. Dio non ci ha chia­mati alla vita per rimanere oppressi, ma per essere liberi e vivere nella gratitudine, obbedendo con gioia a Colui che ci ha dato tanto, infinitamente più di quanto noi potremmo dare a Lui. E così anticipare nella speranza la gioia del Paradiso.

Preghiera: Atto di speranza

Mio Dio, ripongo la mia fiducia in Te, Padre buono, che ti sei rivelato nel tuo Figlio Gesù. Egli ha condiviso la nostra vita umana soffrendo, mo­rendo e risorgendo per dare alla nostra vita la speranza che anche noi, come Lui, parteciperemo della Tua gioia senza fine in Paradiso. Lo spero e lo desidero affidandomi alla grazia del tuo Spirito. Donami fiducia nelle difficoltà. Fa’ che non disperi mai.

Dammi la forza di compiere opere di sollievo per le persone sconsolate. Spero dalla tua bontà la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere. Signore che io possa gioire in eterno con Te e i miei fratelli in Paradiso. Amen.

P. Antonello Erminio

 

Pubblicato in Incontri con la Parola, Iniziative

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